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You Are Here: Home » Succede in Italia, Tutti i Post » Il Lato Oscuro del Picconatore

Cossiga con Ibarretxe, quinto Presidente del Governo basco

Francesco Cossiga è morto, portandosi via con sé chissà quanti segreti relativi alle oscure trame dei misteri italiani, che resteranno forse per sempre irrisolti. Ma Cossiga quanto è stato importante per la Repubblica Italiana? Indubbiamente è stato uno dei politici che hanno fatto da perno per la Prima Repubblica, assumendo ruoli rilevanti anche in questi primi diciassette anni (circa) della così detta Seconda Repubblica italiana. Sardo DOC, nativo di Sassari, è stato da sempre un uomo DC, tra le cui file ha militato fin dall’età di diciassette anni. Presidente del Consiglio per più di un anno, tre volte Ministro dell’Interno, è diventato nell’85 l’ottavo Presidente della Repubblica italiano; in seguito, senatore a vita di diritto.

Personaggio discusso, famoso per le sue “picconate” verbali con cui colpiva indistintamente politici e uomini d’area di centro-destra o centro-sinistra, nonché magistrati e personaggi in vista del periodo, è stato un grande sostenitore dell’Alleanza Atlantica, del filo-americanismo, della lotta anti-comunista e grande difensore ( e per alcuni membro di primaria importanza ) dell’organizzazione “stay behind” che ha agito per decenni segretamente in Italia in funzione anti-sovietica denominata “Gladio“. Tra le caratteristiche del suo metodo politico, come molti sanno, c’è sempre stato il forte uso repressivo delle forze di polizia, che venivano dispiegate per colpire i movimenti extra-parlamentari, i movimenti studenteschi e più in generale tutti quei movimenti giovanili che richiamavano nelle strade e nelle piazze chi protestava contro la politica “standardizzata” italiana, troppo impegnata a difendere la ragion di Stato senza dare ascolto alle richieste delle masse.

Le famose strategie di Cossiga, che ricorreva anche ad infiltrare agenti nei movimenti di piazza per provocare e poter giustificare poi la violenza delle forze dell’ordine, arrivano anche ai giorni nostri, viste le famose frasi che il Presidente “emerito” della Repubblica italiana ha pronunciato riguardo alle proteste del 2008 contro la riforma Gelmini: «Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare ( gli universitari -ndr- ). Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.»

Tralasciando i commenti riguardo a questo “piatto forte” di Cossiga – odiato da alcuni al punto che il suo nome veniva scritto con la K e le due “esse” venivano realizzate copiando la sigla della milizia nazista, le “SS” appunto – ci sono alcuni lati della sua vita che di solito non emergono, quando si tenta di fare la biografia del politico sardo. Infatti ci sono una serie di relazioni di forte amicizia che hanno visto il Presidente tenere negli anni strenuamente parte per la lotta indipendentista basca, anche al costo di scontrarsi, almeno verbalmente, con i suoi “colleghi” democristiani spagnoli, capeggiati da Aznar e riuniti nel PPE, il Partito Popolare Spagnolo.

Cossiga non ha mai nascosto la sua idea al riguardo, sebbene questi suoi feeling coi baschi siano stati sempre poco dibattuti dai media italiani. Fatto sta che di cose da dire ce ne sono, e anche parecchie; per far capire il livello di importanza di queste relazioni di amicizia e di sostegno, basta dire che il politico sardo ha ricevuto il premio Lagun Onari, donatogli dal Lehendakari ( il Presidente ) del Governo della comunità autonoma dei Paesi baschi in segno di forte amicizia. Successe nel 2001, ma i rapporti non erano certo nati da poco; è pluridecennale il legame tra Cossiga e i partiti baschi che cercano da tempo la via per la spaccatura con lo Stato spagnolo, col desiderio di poter creare uno Stato veramente indipendente, autonomo dalla Corona spagnola e dalle istituzioni spagnole.

Si è sempre trattato di uno di quei grandi problemi geopolitici caratterizzati da una minoranza che si considera una “nazione senza Stato”, visto il senso di costrizione che prova nel vivere all’interno di uno Paese nel quale non si riconosce. Le vicende basche, sebbene molto più serie e spesso gravi, ricordano un po’ da lontano certi desideri d’indipendenza di alcune minoranze sarde; ma nonostante questo, Cossiga non ha mai espresso un parallelo tra la situazione basca e quella sarda. E allora perché tutto questo fervore per l’indipendenza basca? Non è facile rispondere.

Oltretutto, va tenuto di conto che l’ex Presidente ha sempre sostenuto quei movimenti e partiti dell’area  basca che si richiamavano in modo esplicito ad ideologie nazionaliste; al riguardo, sono state molto forti le proteste di certi gruppi di giovani membri dei popolari baschi che accusavano Cossiga di sostenere esclusivamente gli indipendentisti nazionalisti più duri e più vicini al gruppo armato ETA, nota organizzazione terroristica che colpisce in Spagna in nome dell’autonomismo basco.

È davvero incredibile, poi, scoprire grazie ad alcuni articoli di giornali spagnoli reperibili in Internet che Cossiga, pur di sostenere il patriottismo dei Paesi baschi, era solito dichiararsi apertamente a favore di partiti quali Batasuna, noto per le proprie posizioni di sinistra oltreché per annoverare da sempre tra i suoi obiettivi prioritari la creazione di uno stato socialista che porti prima all’autodeterminazione e poi all’indipendenza dei paesi baschi dallo Stato spagnolo, nonché da quello francese. Dalla magistratura spagnola Batasuna è considerato il braccio politico della già citata ETA.

Le dichiarazioni di Cossiga sulla questione basca hanno creato, negli anni, numerosi teatrini politici in cui il democristiano sardo discuteva con i governanti spagnoli in modo davvero concitato; ad Aznar, Cossiga ne ha dette di tutte: l’ha definito “un franchista”, “un neo-conservatore”, un “anti-democratico”, per poi passare a condannare alcuni popolari spagnoli corsi in aiuto del premier Aznar ( in carica dal ’96 a- 2002 ) per essere dei “fascisti”. Insomma, ce n’è per tutti. Anche per quei popolari che si considerano baschi ma che non sono sembrati all’ex Presidente italiano “abbastanza” indipendentisti e nazionalisti.

Sa di trama misteriosa questa vicenda: un filo-americano come Cossiga, da sempre inquadrato nell’area politica del centrismo cattolico tendente il più delle volte a destra, strenuo difensore della ragion di Stato e dell’unità dello Stato stesso, che si ritrova a difendere a spada tratta partiti indipendentisti che non sembra abbiano apparenti legami con il suo background politico, che vorrebbero sfaldare l’unità di uno Stato unitario, ossia la Spagna, e che contano tra le proprie file movimenti socialisti, oltreché un senso dell’ideale cattolico abbastanza scarso, salvo il caso del Partito Nazionalista Basco. Il tutto condito da un’ostilità oltranzista nei confronti del partito spagnolo che appare come il “collega” naturale delle organizzazioni politiche italiane di cui Cossiga ha fatto parte in vita sua, in primis della Democrazia Cristiana.

Strano tipo, Francesco Cossiga; da molti amato, da molti odiato, se ne è andato il 17 agosto 2010 portando con sé nella tomba troppi interrogativi a cui noi non sappiamo rispondere.

E.

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